(ANSA) – ROMA, 7 APR – Il segretario della Democrazia Cristiana, Giuseppe Pizza, ha annunciato in una conferenza stampa che ritirera’ la propria lista.Pizza ha anche precisato che si riservera’ ‘ogni tutela dei relativi diritti nelle sedi competenti, salvo quella di contestare la validita’ delle elezioni’. In una lunga lettera da lui indirizzata a Napolitano, Prodi e Amato, Pizza critica il ministro, spiegando di essere giunto a questa scelta per evitare il possibile rinvio della consultazione.
aprile 7, 2008
A Parigi fiamma olimpica «stop and go» tra bus e tedofori in mezzo alle proteste
Le autorità hanno deciso di caricarla su un pullman per oltrepassare i gruppi di protesta
PARIGI - La corsa della fiaccola olimpica diventa sempre più a ostacoli tra le crescenti proteste anticinesi. La fiaccola, simbolo dei Giochi, è stata addirittura spenta a Parigi e portata per alcune centinaia di metri su un bus prima di riprende il percorso con i tedofori, ma dopo è stata di nuovo bloccata. Tutto ciò ha comportato un ritardo di circa un’ora sul programma previsto. Inoltre la bandiera nera di Reporter senza frontiere con i cerchi olimpici raffigurati come manette è stata issata al primo piano della Tour Eiffel, sugli Champs Elysées e anche, insieme a quella del Tibet, sul municipio. La decisione di spegnere la fiamma è stata presa dalle autorità parigine e dagli organizzatori del Comitato olimpico francese, che avevano predisposto il percorso dei tedofori. C’erano timori consistenti di ritrovarsi con incidenti simili a quelli accaduti a Londra, visto che una grande folla con bandiere tibetane e cartelli pro Tibet si era radunata sul percorso, in particolare vicino alla partenza del primo tedoforo, l’ex campione del mondo dei 400 ostacoli Stephane Diagana. Come previsto la fiaccola olimpica era partita intorno alle 12,35 dalla Torre Eiffel ma ha interrotto la sua corsa dopo poche centinaia di metri. La polizia, che inquadrava con un eccezionale dispositivo di sicurezza i tedofori, ha deciso di spegnerla e di interrompere la staffetta a causa del numero di dimostranti che ne ostacolavano il passaggio.
CARICATA SU UN BUS – La prefettura della capitale francese ha comunicato che la fiaccola è stata «messa al riparo su un autobus ». Dopo circa mezz’ora, la fiaccola ha proseguito il suo percorso a piedi, portata da un tedoforo.Un dimostrante che teneva un estintore è stato inoltre fermato e poi rilasciato vicino alla Torre Eiffel. La vice presidente della regione parigina dell’Ile-de-France, la verde Mireille Ferri, è stata fermata dalla polizia, mentre si stava dirigendo con un estintore verso la Torre Eiffel. Lo hanno reso noto i Verdi, precisando che la Ferri è stata condotta in un commissariato di polizia. Quattro manifestanti sono stati arrestati. Agenti della sicurezza che scortano il tedoforo e poliziotti sui pattini a rotelle hanno fermato i quattro, tra cui due attivisti pro-Tibet, sul Lungosenna
IL CIO ALLA CINA: «SERVE UNA SOLUZIONE PACIFICA» - Il presidente del Comitato olimpico internazionale (Cio), Jacques Rogge, ha fatto appello a Pechino invitando le autorità cinesi a cercare una soluzione pacifica della crisi in Tibet e condannando l’uso della violenza che secondo Rogge è incompatibile con i valori olimpici.
L’APPELLO - «Facciamo appello per una soluzione rapida e pacifica della crisi in Tibet, che ha scatenato un’ondata di proteste nel mondo» ha dichiarato Jacques Rogge, che partecipa a una riunione con i responsabili dei comitati olimpici nazionali.
«Il passaggio della fiaccola olimpica è sotto mira. Il Comitato olimpico internazionale ha espresso la sua viva preoccupazione e fa appello per una soluzione rapida e pacifica in Tibet» ha detto Rogge. «Quale che ne sia la ragione, la violenza non è compatibile con i valori della fiaccola olimpica o dei giochi olimpici» ha aggiunto Rogge.
LA CONDANNA CINESE - Intanto la Cina ha condannato le «vili azioni» dei manifestanti filotibetani che domenica hanno disturbato il percorso della fiaccola olimpica a Londra. L’agenzia Nuova Cina cita un «funzionario» del Comitato organizzatore delle Olimpiadi di Pechino (Bocog) che «denuncia con forza» le dimostrazioni di domenica nella capitale britannica, nel corso delle quali almeno 35 persone sono state arrestate. Migliaia di persone hanno partecipato alle proteste, gridando «Cina, vergogna» e denunciando la repressione nel Tibet e la soppressione dei diritti umani. Pechino ha confermato la sua intenzione di far passare la fiaccola da Lhasa, la capitale del Tibet, teatro nelle scorse settimane di manifestazioni sfociate a volte in violenza. Nei disordini avvenuti a Lhasa e in altre zone del Tibet sono morte venti persone secondo il governo cinese a circa 150 secondo il governo tibetano in esilio. Almeno mille persone sono state arrestate. La fiaccola dovrebbe passare da Lhasa il 20 e 21 giugno, dopo essere stata portata da un gruppo di alpinisti sulla cima del monte Everest.
SAN FRANCISCO - Anche San Francisco, dove vive la terza comunità cinese del Nord America, si prepara ad accogliere, fra un paio di giorni, la fiaccola olimpica con manifestazioni anti-cinesi. La città californiana è la prossima tappa della fiamma olimpica, il 9 aprile, dopo Parigi e prima di Buenos Aires (11 aprile). E San Francisco è spaccata sul passaggio della fiaccola: i sostenitori del Tibet, del Darfur e la setta religiosa Falun Gong (duramente perseguitata dal governo cinese) vogliono approfittare dell’evento per manifestare il loro dissenso nei confronti della Cina. Promettono di protestare in modo non violento formando una staffetta di sei miglia in cui 80 volontari mimeranno il passaggio della torcia olimpica con striscioni e cartelli. Il sindaco di San Francisco, Gavin Newson, ha fatto sapere che ha lavorato duramente per fare in modo che San Francisco ricavi dall’evento la migliore pubblicità possibile e ha seguito attentamente il programma per il passaggio della fiaccola che si prevede attraversi il Golden Gate Bridge, raggiunga su una barca il porto e viaggi a bordo dello storico cable car, il piccolo tram tipico della città. «La gente – ha detto Newson – ha il diritto di protestare, ma non ha il diritto di impedire che la fiaccola passi da San Francisco. Così facendo si perde di vista il significato delle Olimpiadi». L’ex sindaco di San Francisco Willie Brown, che ha collaborato all’organizzazione dell’evento, ha inoltre sottolineato come chi intende manifestare il suo dissenso verso la Cina debba farlo in occasione di un evento che riguardi direttamente la Cina, «Le Olimpiadi non rappresentano la Cina – ha precisato Brown – i giochi riguardano tutto il mondo».
Schede, Casini: con cambio si rischia regime Pd-Pdl
“Si sta usando la pistola di Bossi, caricata in modo irresponsabile, per costringere il governo a violare le regole del gioco mentre la partita è in corso. Quello che sta capitando è indecente. Si vuole obbligare il ministro Amato a violare la legge, a fare un decreto, per creare condizioni di favore per i due partiti maggiori”. Lo ha detto Pier Ferdinando Casini, candidato premier dell’Udc, in una conferenza stampa a Montecitorio. “Questo è contro la legge, contro la Costituzione e contro in buon senso. Noi siamo certi – spiega il leader dell’Udc – che il Capo dello Stato non consentirà uno strappo così forte delle regole costituzionali, ma mi preme sottolineare l’irresponsabilità di chi questo strappo lo sta congegnando”. Alla domanda sulle possibili ripercussioni del caso Pizza sul voto Casini risponde: “Questa questione è irrilevante, Amato ha applicato la legge fatta dal centrodestra. Il problema è che lo si vuole obbligare a modificare le regole al fine di creare una scheda ad hoc per fare gli interessi di Berlusconi e di Veltroni. Io credo che ci sia un rischio regime se passa un ipotesi di questo tipo, ma sono certo che il Presidente della Repubblica non la farà passare”. “Ecco una prova di quello che Pd e Pdl insieme possono fare, stanno stritolando le regole del voto democratico, che deve essere limpido e secondo legge”, conclude Casini.
Fonte: Ansa
Mucca pazza: due morti in Spagna
Si tratta di due giovani, deceduti a Castiglia-Leon. Gli esperti: «probabile che il contagio risalga a 8 anni fa»
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MADRID - Due giovani sono morti per la malattia della “mucca pazza” in Spagna. Sono i primi casi mortali della variante umana della malattia di Creutfeldt-Jakob dal 2005, quando morì una donna di 26 anni, ha riferito l’emittente radio Onda Cero. I decessi sono stati registrati nella regione centrale di Castiglia-Leon: il primo risale a tre mesi fa; il secondo alla settimana scorsa.
PROBABILE CHE IL CONTAGIO RISALGA A OTTO ANNI FA – Secondo il direttore del Centro Nazionale di Riferimento sulle Encefalopatie Spongiformi Trasmissibili Juan Josè Badiola citato dall’edizione elettronica di El Pais «non c’è da allarmarsi, perchè è probabile che le due vittime siano state contaminate otto anni fa». Stando a Badiola inoltre «è possibile che vengano individuati in Spagna nei prossimi mesi altri casi di malattia della mucca pazza». Non è stata resa nota per il momento l’identità delle due persone morte e non si sa ancora con esattezza dove e quando i decessi siano avvenuti. Fonti della sanità hanno precisato all’ edizione elettronica di El Mundo che la Spagna ha seguito le procedure di notifica previste alla rete nazionale e a quella europea.
PDuequadro
Il Tribunale di Roma ha proibito l’uso del mio nome e della mia immagine per le elezioni politiche alle liste che se ne erano appropriate senza diritti. Le liste “dovranno cessare ogni utilizzo con qualsiasi forma e modo del nome e dell’immagine di Beppe Grillo ed ogni riferimento alla sua persona astenendosi in particolare dall’identificare l’attività politica delle rispettive liste di riferimento attraverso simboli, elementi grafici e scritti che riconducano direttamente o indirettamente alla persona del ricorrente”.Per i dettagli leggete la sentenza.
Le liste citate nella sentenza sono: “Amici di Beppe Grillo”, “No Euro – Lista del Grillo“,”Movimento ultima speranza – Grilli d’Italia”, “Forza Grillo”, “Lista Grilli Parlanti” e “Grilli d’Italia”.
Le elezioni politiche sono incostituzionali non possiamo scegliere il candidato e neppure il programma. Sono solo un pretesto per formare il governo Veltrusconi. Le prove generali di inciucio sono sotto i nostri occhi. La legge 30/Maroni la vogliono entrambi. La legge Gasparri la vogliono entrambi ( la Gentiloni è fumo negli occhi). Il conflitto di interessi anche. Le leggi ad personam pure.
Questa legge elettorale, un vero esproprio democratico, la vogliono sia Testa d’Asfalto che Topo Gigio. Il centro sinistra ha avuto a disposizione quasi due anni per cambiarla, non ha fatto nulla. Non solo Cuffaro e Dell’Utri saranno rieletti, “ma anche” Carra, Crisafulli, D’Alema, Fassino (4 legislature) e sua moglie Serafini (5 legislature). La copppia di diamante del Parlamento. Si scelgono persino gli stessi testimonial: precari, “ma anche” industriali. Gente incensurata, “ma anche” pregiudicati. Dopo le elezioni Veltrusconi taglierà la Lega e Antonio Di Pietro e farà il partito unico. PD e PDL diventeranno PDuequadro. L’evoluzione della P2. A Topo Gigio daranno la tessera numero 1, lo psiconano si terrà la sua vecchia tessera numero 1816, regalo di Licio Gelli. Le prossime elezioni saranno più semplici. Le elezioni del broglio perfetto. Il non voto è l’unico voto utile.
Vorrei chiedere, a nome del popolo italiano, 300.000 euro al giorno, a partire dal primo gennaio 2006 al Partito Radicale. E’ la multa che pagheremo per non aver applicato la sentenza europea per l’attribuzione delle frequenze di Rete4 a Europa 7 nell’ultimo Consiglio dei ministri. Il ministro Emma Bonino, Madre Teresa di Confindustria, ha infatti dichiarato che la sentenza “non aveva carattere di urgenza“.
Fonte: http://www.beppegrillo.it/2008/04/pduequadro/index.html?s=n2008-04-06
Vieni avanti decretino
Uliwood party
l’Unità, 5 aprile 2008
Ottime notizie dal loft del Pd. Pessime invece da Palazzo Chigi. L’entourage di Veltroni, scrive il Corriere, si è reso contro che l’ultima settimana di campagna elettorale dev’essere giocata all’attacco di Berlusconi, per “mobilitare gli indecisi” ad andare a votare. “Il buonismo - avrebbe detto Goffredo Bettini - mi ha rotto le scatole”. Meglio tardi che mai. Ora però il rischio è che, dopo mesi di dialogo dissennato con l’avversario che rispondeva a colpi d’intrighi e insulti, un’improvvisa impennata polemica suoni fasulla. E non sortisca l’effetto sperato. Dopo aver rimosso per anni i rapporti del Cainano con la mafia, le mazzette ai giudici, i bilanci truccati, le leggi vergogna, le menzogne su tutto e su tutti (da Alitalia alla statura: ha ricominciato a dire di esser alto 1 metro e 71, quando supera a fatica il metro e 60), rispolverarli a freddo prima del voto sarebbe controproducente.
Come attaccare, allora? Anzitutto sottolineando l’impresentabilità di certe new entry nelle liste del Pdl, che renderebbero ridicolo qualunque programma elettorale, anche il migliore. Anche chi crede ciecamente alle promesse del Cavaliere e dei suoi alleati potrebbe nutrire qualche dubbio sulla possibilità di realizzarlo con Ciarrapico (camicia&fedina nera), il generale Speciale (spigole di Stato e voli di Stato a spese dei contribuenti), gli amici dei mafiosi e dei camorristi (l’ultimo l’han beccato l’altroieri a Milano), lo sputacchiere Barbato, il mortadellaro Strano, il fantasmagorico Pizza, la fisioterapista personale del Capo e le bonazze di contorno. Un po’ di sana pubblicità negativa non ha mai guastato, in campagna elettorale. E poi c’è un tema che tutti capiscono e molti condividono, non solo a sinistra: la liberazione della tv dalla politica. Fuori i partiti dalla Rai, fuori Berlusconi da Mediaset o dalla politica, tetto antitrust di una rete per ogni soggetto privato, mercato aperto a nuovi soggetti.
E qui veniamo alla cattiva notizia da Palazzo Chigi: il 1° aprile (e quando, se no?) il Consiglio dei ministri ha varato un decreto per l’immediata esecuzione di tutte le sentenze della Corte europea di giustizia di Lussemburgo. Tutte tranne una: quella del 31 gennaio 2008, che dichiara illegittime le nostre leggi sulla tv perché consentono a Rete4 di trasmettere sulle frequenze analogiche che spettano a Europa7 in virtù della celebre gara per le concessioni nazionali del 1999, vinta da Europa7 e persa da Rete4. Perché mai quella sentenza no e tutte le altre sì? “Perché - spiega il ministro Emma Bonino – non aveva carattere di urgenza. Se si trova una soluzione, può essere presa in considerazione più avanti o in un secondo decreto”. Più avanti? Secondo decreto? Ma il governo è agli sgoccioli e tra un mese – se tutto va male – potrebbe insediarsi il governo Berlusconi III. La lasciamo eseguire a lui la sentenza che manda Rete4 su satellite? Cos’è, un pesce d’aprile? Proprio l’altroieri, sul Sole-24 ore, il consigliere di Mediaset Gina Nieri dettava la linea ai partiti. Questa gente è talmente abituata a scriversi le leggi su misura, da avere smarrito ogni pudore residuo. “Nella vulgata dei Grillo e dei Di Pietro – dice la Nieri – Rete4 è illegale e usurpa le frequenze di Europa7. Ma non lo è affatto: lo provano le leggi approvate dal 2003 in poi”. Cioè il decreto salva-Rete4 e la Gasparri, fatte da Berlusconi pro domo sua e bocciate dalla Corte europea, come pure la Maccanico del ‘97 e il principio ispiratore della Gentiloni, per via dell’infinita “fase transitoria” che mantiene lo status quo in attesa del mitico, anzi mitologico digitale terrestre. Aggiunge la Nieri: “Dai programmi del Pd e del Pdl Mediaset non ha nulla da temere”. Anzi quello del Pd le piace tanto perché “non c’è il tetto del 45% alla pubblicità”. Insomma, sarebbe ancor più favorevole a Mediaset della già blandissima Gentiloni (peraltro mai approvata).
Ecco cosa potrebbe dire Uolter, facendo un po’ di compagnia a Di Pietro: che Berlusconi e le sue Gine non devono illudersi, anzi non han capito nulla: il primo decreto del suo governo raderà al suolo la Gasparri (risparmiando all’Italia l’annunciata supermulta europea di 300 mila euro al giorno, retroattiva dal luglio 2006), libererà la Rai dai partiti e dalla loro Vigilanza,e applicherà la sentenza europea e le due note sentenze della Consulta: cioè leverà le frequenze a Rete4 e le darà a Europa7. Vedi mai che, parlando chiaro sulla tv, si conquistino molti incerti di sinistra e pure qualcuno di destra.
permalink | creato da marco_travaglio il 6/4/2008 alle 18:30 | ![]()
Berlusconi: “Garantisco per Bossi”
Il Cavaliere minimizza le parole di ieri di Bossi, sull’”imbracciare i fucili”: “Quando è stato ministro nel precedente governo non ha creato problemi”. Il Pd lamenta “vantaggi” all’avversario da parte delle due principali trasmissioni di approfondimento politico. Casini: “Sì a grande coalizione, ma senza Veltroni o Berlusconi premier”. Annuncio di Pizza: “Ritiro la mia lista per il bene del Paese”
Fonte: Repubblica
Nel 2006 la Casa delle libertà perse le elezioni per colpa di
Casini, perchè nell’Udc “non hanno creduto nelle nostre possibilità di vittoria”. Lo ha detto Silvio Berlusconi nel corso di un collegamento con Radio radio. Il leader del Pdl ha ricordato che allora “l’Udc di Casini e Follini chiese discontinuità nell’azione del governo a pochi mesi dalle elezioni”, e questo “ha influito molto negativamente”.
“Al fine di evitare il disturbo alla vita democratica del Paese sono costretto, per il bene del Paese, a ritirare la lista Democrazia cristiana dalla prossima competizione elettorale”. Lo ha annunciato Giuseppe Pizza, segretario della Dc, in una conferenza stampa a palazzo Marini con Sandro Bondi. Pizza ha anche aggiunto che non contesterà la validità delle elezioni.
“Veltroni ha detto che sono triste e stanco? Io sono tutto meno che triste. Sono ottimista, uso l’ironia e faccio divertire e sorridere la gente. Se c’è qualcuno che non è triste, questo sono proprio io”. Silvio Berlusconi replica così alle osservazioni del candidato premier del Pd.
“Starò a Napoli, in una sede operativa, finchè non avrò avviato una soluzione concreta del problema”. Lo afferma Silvio Berlusconi a Radio radio, a proposito dell’emergenza rifiuti.
“Le donne di destra sono certamente più belle…”. Con questa battuta il leader del Pdl Silvio Berlusconi, ospite di Radio Radio, risponde a una domanda sulla differenza tra le donne di destra e quelle di sinistra.
“Colui che si candida a fare il ministro delle Riforme del nostro Paese definisce ‘canaglia’ la nostra città”. E’ questa la ragione che ha spinto Francesco Rutell, ad accettare la sfida della corsa al Campidoglio, come lui stesso spiega nel corso del confronto fra gli 11 candidati alla carica di sindaco. “Mi sono ricandidato – dice – perché Roma è sottoposta ad una sfida e ad una minaccia”.
Di fronte alle accuse del Pd, la redazione di Porta a porta ribatte con una nota: ”Non immaginavamo che fossero messi in discussione i criteri ipergarantisti che abbiamo usato per stabilire l’ordine di apparizione dei quattro principali candidati premier nelle ultime puntate. Se avessimo seguito l’unico criterio obiettivo disponibile – quello adottato dalla commissione di Vigilanza per le interviste finali su Rai3 – il ciclo sarebbe stato concluso da Silvio Berlusconi. Per una forma di ulteriore garanzia per le parti, il 20 marzo si è proceduto a due sorteggi presso lo studio romano del notaio Francesco Ragnisco, alla presenza del produttore esecutivo di Porta a porta e di un avvocato dell’ufficio legale della Rai. Il primo ha stabilito che oggi, lunedi’ 7 aprile, toccasse a Bertinotti e domani a Casini. Il secondo sorteggio ha assegnato a Veltroni la trasmissione di mercoledì e a Berlusconi quella di giovedì”.
Oggi “la vittoria di Veltroni è improbabile”. Silvio Berlusconi, ospite telefonico di Radio Radio, punta il dito contro il candidato premier del Pd e attacca: “Votare Veltroni vuol dire più stato, più spesa pubblica, più tasse, più extracomunitari e quindi più criminalità. Vuol dire Di Pietro ministro della Giustizia e quindi più intercettazioni, vuol dire svendere Alitalia e quindi farci colonizzare dai francesi”.
“Quello a Bossi è un voto utile, cavalier Berlusconi? L’Italia non ha bisogno di ministri che minacciano e gli italiani hanno bisogno di una classe dirigente seria, che non fa capricci per una scheda elettorale”. E’ quanto scrive sul suo blog Francesco Storace.
”La conclusione della campagna elettorale con le ultime presenze televisive dei candidati premier deve mantenere un equilibrio vero. Le due puntate di Porta a Porta e quella conclusiva doppia di Matrix dell’11 aprile, ultimo giorno della campagna elettorale, sono momenti cruciali non della programmazione televisiva ma della correttezza nella vita politica”. E’ quanto si legge in un comunicato del Pd che così prosegue: ”Non è possibile che a Berlusconi siano assicurate posizioni di vantaggio. Colpisce che egli abbia annunciato sulle agenzie di stampa che aprirà la doppia intervista di Matrix in una fascia oraria di migliori ascolti, prima ancora che questa venga organizzata. Come colpisce che a lui tocchi non solo la chiusura della serie di Porta a Porta, sulla base di un sorteggio avvenuto senza la presenza di rappresentanti dei candidati premier, ma anche quella di tutte le trasmissioni d’informazione politica del servizio pubblico avendo così una sorta di ultima parola”.
“Per quanto riguarda le riforme ho moltissime buone idee che sarebbe bene realizzare”, e per questo il leader della Lega Umberto Bossi conferma: in caso di vittoria del Pdl sceglierà appunto il ministero delle Riforme. Lo conferma in un’intervista ad Affaritaliani.it. In cui ribadisce che la priorità della Lega, spiega, è “vincere le elezioni e prendere un sacco di voti per portare a casa il federalismo fiscale”, da approvare “entro un paio di mesi”.
Sì alla grande coalizione, ma solo se non saranno Berlusconi o Veltroni a guidarla. E’ la posizione di Pierferdinando Casini, che ribadisce di non essere disponibile a sostenere un governo con il Pdl e con il Pd. “Posto che non voteremo la fiducia a nessuno dei due – spiega, in un’intervista a La Stampa – valuteremo con pragmatismo caso per caso se appoggiare o meno i disegni di legge che arrivano in parlamento”.
La vittoria del Pdl alle elezioni significherebbe in Sardegna il “licenziamento” del governatore Renato Soru: “l’unico disoccupato per il quale nessuno si straccerà le vesti”. Silvio Berlusconi conclude con questa previsione l’intervista all’Unione Sarda, rilasciata nel giorno in cui il candidato premier del Popolo delle Libertà fa un mini tour nell’isola, con tappe in mattinata ad Alghero e nel pomeriggio a Cagliari.
Ieri le parole di Umberto Bossi – “se non cambiano le schede elettorali, il Nord imbraccerà i fucili – avevano provocato molto rumore, nel mondo politico. E questa mattina, sulla vicenda, è intervenuto anche Silvio Berlusconi: intervistato da Rainews24, ha detto che si fa lui stesso garante della Lega Nord. E ha ricordato che nel suo precedente governo Bossi nemmeno una volta ha contrastato le decisioni della maggioranza.
Borsa: avvio in rialzo a Milano
(ANSA) – MILANO, 7 APR – Apertura in rialzo per Piazza Affari.L’indice Mibtel ha avviato le contrattazioni in progresso dello 0,71% a 25.579 punti, lo S&P/Mib dello 0,75% a 33.596 punti mentre l’All Stars dello 0,13% a 13.095 punti. Apertura in rialzo anche per la Borsa di Londra, con l’indice Ftse100 che segna un progresso dello 0,38% a 5.969,50 punti, e a Parigi, con l’indice Cac40 a 4.936,25 punti
Bush-Putin, spiraglio
| La Russia ripete il Niet all’allargamento della Nato, ma apre a un accordo sul disarmo | |
| MAURIZIO MOLINARI (Pubblicato su “La Stampa del 7/4/2008) | |
| SOCI (Russia) «Sistema antimissile globale»: concordando questa definizione George W. Bush e Vladimir Putin hanno gettato le basi negoziali per superare il persistente disaccordo sullo scudo voluto dalla Casa Bianca, nel loro ultimo summit segnato dalla «Strategic Framework Declaration», un testamento politico destinato ai loro successori. Il primo dei quali è il russo Dmitry Medvedev che ha preso parte al vertice in punta di piedi in attesa di insediarsi formalmente come capo di Stato al Cremlino il 7 maggio prossimo. I colloqui nella dacia presidenziale sulle rive del Mar Nero sono stati segnati dall’amicizia fra i due leader, dalle convergenze strategiche, dal disaccordo sull’allargamento della Nato a Est e da un passo avanti verso la soluzione del contenzioso sulla difesa antimissile. L’amicizia personale è trapelata dal linguaggio del corpo – sorrisi, segni di assenso, calorose strette di mano, nostalgia e perfino gli abiti identici indossati dai due presidenti – così come dalla premessa del documento in cui si ribadisce che la «Guerra Fredda è finita» esprimendo la determinazione a costruire «una pace durevole nel rispetto dei diritti umani». Bush si è lamentato del fatto che «abbiamo passato molto tempo a rispondere a chi in America e in Russia pensa ancora che ci sia la Guerra Fredda» e Putin gli ha fatto eco: «Abbiamo gestito l’agenda in maniera da evitare che i disaccordi pregiudicassero le nostre relazioni e questo ha rafforzato l’intera architettura dei rapporti tra i nostri due Paesi». La dichiarazione di Soci illustra questa «architettura»: impegno per un nuovo trattato sul disarmo Start, in sostituzione di quello in scadenza, che dal 2009 riduca le armi nucleari «ai livelli più bassi»; un rinnovato trattato sulle armi convenzionali; la prevenzione della proliferazione delle armi di distruzione di massa; l’Iran potrà avere il nucleare solo a scopi pacifici; guerra al terrorismo; sostegno americano all’entrata tante volte rinviata della Russia nella Wto e nell’Ocse come alla fine delle limitazioni al commercio. Ma la vera novità arriva a pagina 2 del documento e riguarda la difesa antimissile che resta, come dice Putin, «tema di disaccordo». Persistendo le differenze, le due frasi del paragrafo descrivono il passo avanti che è stato compiuto. La prima stabilisce che «entrambe le parti sono interessate a creare un sistema per rispondere a potenziali minacce missilistiche nel quale Stati Uniti, Russia ed Europa partecipino come partner uguali». E’ la genesi di quello che Bush e Putin chiamano «sistema globale di difesa antimissile». Fu il leader russo a proporlo nel luglio dell’anno scorso nel summit di Kennebunkport ed ora diventa un progetto definito: un sistema congiunto Usa-Europa-Russia capace di abbattere missili lanciati da Stati o gruppi terroristi in Medio Oriente. La seconda frase fotografa le differenze e suggerisce come superarle: «La Russia mantiene l’opposizione alle basi Usa in Polonia e Repubblica Ceca e ribadisce le proprie alternative», ma al tempo stesso «apprezza le misure proposte dagli Usa e dichiara che se concordate ed applicate saranno importanti per attenuare le preoccupazioni russe». E’ stato Bush ad illustrare queste «misure» durante i colloqui e Putin ha gradito l’approccio, spiegando che «l’accordo è possibile», ma puntualizzando quali garanzie servono: «Il sistema antimissile deve essere creato e gestito assieme» e «i nostri esperti dovranno essere presenti in maniera permanente nelle basi». La risposta del presidente Usa è stata di apertura: «Comprendo che la Russia vuole essere sicura che il sistema non sarà puntato contro di lei, in tal caso andrebbe incontro a forti spese, ma il sistema a cui pensiamo è ideato per intercettare il lancio di un missile, forse due, non per bloccare eventuali lanci multipli russi». Sull’allargamento ad Est della Nato il disaccordo resta invece marcato: «Portare le ex repubbliche dell’Urss nella Nato è una strategia da Guerra Fredda, meglio sarebbe sviluppare buone relazioni con la Russia» dice Putin, ricordando il detto di Churchill «se non riesci a cambiare approccio è un segno di estremismo». Sarà ora Medvedev a gestire i rapporti con la Casa Bianca. Putin pensa già ad altro: «Se sarò premier del governo russo mi occuperò di questioni sociali». |
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Tibet: Dalai Lama per non- violenza
(ANSA) – ROMA, 7 APR – Il Dalai Lama fa appello alla non violenza, e afferma che i tibetani devono lottare per la liberta’, ma non ostacolare le Olimpiadi.L’esponente religioso ha invitato i tibetani a seguire la strada della non-violenza (‘non dovremmo impegnarci in nessuna azione che possa anche minimamente essere considerata violenta’) e puntualizzato che ‘la nostra lotta e’ contro alcuni esponenti della leadership della Repubblica Popolare Cinese e non con la popolazione cinese’.